• giovedì 18 ottobre 2018

    Celebrazioni del Santo Patrono a Cavolano con le anteprime di Angelo Brugnera per il presbiterio

    Data
    09 Ago 2018 - 12 Ago 2018

    Ora
    Tutto il giorno

    Luogo
    Chiesa di San Lorenzo Martire


    Via Cavolano 33 - Cavolano di Sacile


    Quest’anno le celebrazioni del 10 agosto nella ricorrenza del Santo Patrono di Cavolano saranno arricchite dalla presenza delle simulazioni del nuovo altare e del nuovo ambone del presbiterio realizzate dallo scultore sacilese Angelo Brugnera.

    I modelli, in polistirene e legno, rivestiti di resina e dipinti, rappresentano l’idea formale delle opere finali in marmo di Carrara, commissionate dalla Parrocchia di San Lorenzo Martire in Cavolano nella persona del parroco pro tempore e approvate dall’Architetto Paola Buoro e dall’Ufficio Arte Sacra e Beni Culturali della Diocesi di Vittorio Veneto. Ad esse lo scultore inizierà a lavorare nei prossimi mesi, dopo un iter di oltre due anni di studio, di ricerca e di confronto con la committenza per dare un senso formale oltre che religioso alle due opere e al loro dialogo all’interno dello spazio del presbiterio.

    L’altare e l’ambone sono legati tra loro da un tema comune che è dato dalla presenza dei quattro elementi naturali fondamentali: terra, aria, acqua, fuoco ai quali va aggiunto l’elemento umano e spirituale. Le sculture sono accomunate, oltre che dall’utilizzo dello stesso materiale, il marmo, anche da una sorta di continuo movimento che può ricordare un vento, un fuoco, le onde dell’acqua e da un’asimmetria che appare naturale, spontanea. Questo le rende sì una presenza organica ma le arricchisce anche di una presenza spirituale, di un’energia vitale.

    Nello specifico l’ambone (160x90x120 cm) è concepito come scultura-luogo, con riferimento al racconto biblico del cespuglio ardente. In primo piano, la pietra su cui affondano le radici dell’arbusto. Poi tutto si libera in una forma organica che ricorda il fuoco o meglio un alito spirituale, da dove si libera l’energia della parola.

    L’opera centrale, l’altare (100x225x100 cm), anch’esso pensato come un’unità organica, lavorato in maniera asimmetrica, concepito come eternamente in movimento, presenta sul frontale e su parte dei lati uno squarcio a forma di croce a simboleggiare il sacrificio e la sofferenza di Cristo. Da questo squarcio si irradia una ribollente energia vitale, una sorta di luce spirituale che proviene dall’interno dell’altare, che diventa così corpo e simbolo di resurrezione. Tale rottura è resa anche da una diversa lavorazione del materiale, opaco e quasi vellutato per la “pelle” esterna e lucido per il “corpo” interno che appare come percorso da onde d’energia.

    Dopo aver valutato l’uso di pietre dalla tonalità grigia o di marmi bianchi omogenei, scartati per motivi sia tecnici sia estetici, per le due opere del presbiterio è stato scelto il marmo di Carrara, materiale dal fondo bianco dotato di un suo movimento naturale dovuto alla presenza di venature più scure, che permette anche attraverso il trattamento delle superfici con diverse tonalità di finitura (quasi grezzo, lucido) e quindi per contrasto di conferire ai lavori la vitalità cercata dallo scultore, attualmente impegnato nell’accurata scelta del blocco per un totale di circa 12 tonnellate.

    “Sarà un lavoro che richiederà per lungo tempo tutta la mia energia e il mio impegno ma non vedo l’ora di iniziare” afferma l’artista sacilese che da oltre 20 anni svolge regolare attività espositiva e formativa in Italia (Milano, Roma, Bologna, Torino, Genova, Mantova, Padova, Venezia, Treviso, Udine, Pordenone, Trieste) e all’estero (Parigi, Grasse, Magdeburgo, Berlino, Paesi Bassi) con numerosi riconoscimenti.


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    Pubblicato il 09 / 08 / 2018