Intervista a Don Egidio Masutti, voce antibuonista della Chiesa pordenonese

A cura di Alberto Parigi

A pochi giorni dalla fiaccolata contro le stragi di cristiani, programmata il 28 gennaio a Pordenone, abbiamo intervistato il rettore della Chiesa Sacra Famiglia di Pordenone, Don Egidio Masutti. Che critica  “il buonismo astratto di cui si sono abbondantemente nutrite le caritas, i preti e anche qualche vescovo. L’accoglienza deve accompagnarsi con l’affermazione della propria identità”.

Don Egidio Masutti,
rettore della Chiesa Sacra Famiglia di viale Cossetti  a Pordenone, è laureato alla in Teologia fondamentale (Pontificia Università Gregoriana di Roma) e Filosofia delle Dottrine politiche (Università di Trieste). In questa lunga intervista offre una visione “politicamente scorretta” e lontana dal “buonismo astratto di cui si sono nutrite le caritas, i preti e anche qualche vescovo…”.

COME HA REAGITO DI FRONTE ALLE RECENTI STRAGI DI CRISTIANI?
Ho pensato subito a questa tragedia del fanatismo che così spesso prende  l’uomo e lo porta a   mali estremi, e per di più  anche in nome di una propria fede religiosa. Questa inaudita ferocia è propria di ogni fanatismo, non solo religioso. Tutti i fanatismi hanno infatti la stessa matrice. L’individuo pensa di possedere un’ assoluta verità e vi si tuffa dentro con tutto se stesso. Ma non s’avvede della sua schiavitù spirituale. Il fanatico è uno schiavo. Il cristiano non può essere un fanatico poiché non possiede la verità, ma è posseduto dalla verità. Io sono la verità .. e la verità vi farà liberi: sono parole di Cristo e Cristo è una vita, un’esistenza, non una filosofia, un blocco di idee…pensi al fanatismo politico, ai giacobini, ai bolschevichi, ai nazisti,alle brigate rosse e alle loro stragi…conseguenza dell’assolutezza delle idee. Poi naturalmente il fanatismo si alimenta anche di situazioni difficili, di fragilità, di paure.
 
A PORDENONE IL 28 GENNAIO SI TERRÀ UNA FIACCOLATA CONTRO LA CRISTIANOFOBIA. COME VALUTA QUESTA INIZIATIVA?
Nel 2001 in  Medio oriente  incontrai a  Amman un Sacerdote cattolico arabo che mi diceva di essere autenticamente avvilito per l’ insensibilità e la mancanza di aiuto del mondo cattolico occidentale davanti a quella che lui chiamava  ‘la pensata e voluta epurazione dei cristiani” in quelle terre. Una sensibilizzazione sulla libertà di coscienza e di fede la credo indubbiamente utile a tutti,  cristiani e musulmani, e ben vengano iniziative in tal senso che stimolino i politici a fare qualcosa, perché la politica non può essere assente in cose così gravi. E’ però  importante che queste manifestazioni non prendano un particolare colore politico: la libertà di coscienza è frutto di una sana mentalità laica che si oppone in se stessa ad ogni laicismo e ideologismo.

GIUSTO, I POLITICI DOVREBBERO FARE DI PIÙ. E LA CHIESA?
Le comunità parrocchiali non farebbero male a  riunirsi per pregare e riflettere sulla persecuzione e sulla violenza alla luce di Cristo, il quale ha reagito alla persecuzione comprendendo e perdonando i suoi persecutori e al soldato che lo ha schiaffeggiato non ha restituito lo schiaffo, ma ha cercato di farlo ragionare dicendogli: se ho parlato male spiegamelo, altrimenti chi ti dà il diritto di percuotermi? Nell’atteggiamento di Cristo c’è tutta la grandezza e superiorità morale dell’uomo autenticamente libero.
 
PARTE DEL CATTOLICESIMO ITALIANO È PIÙ ATTENTO A SCENDERE A PATTI CON CERTA CULTURA LAICA E SECOLARIZZATA CHE DIFENDERE L’IDENTITÀ CRISTIANA. DA DOVE NASCE QUESTO ATTEGGIAMENTO?
E’ una distorsione del movimento conciliare che riteneva necessaria l’apertura della chiesa al mondo. L’apertura è un bene perché il Vangelo viene predicato al mondo. Ma la concezione di fondo del Concilio era che non doveva trattarsi di un adattamento al mondo ma di  una comprensione del mondo.  Puoi avere  le cose più belle (la fede le ha), ma come le dai o le offri se non conosci le persone che hai davanti? L’adattamento al mondo è sempre stata una tentazione per i credenti facile da seguire  perché allenta la tensione spirituale della fede. Pensi a un fenomeno culturale tipicamente italiano, il cattocomunismo. Franco Rodano, il fondatore, uomo credente e praticante, che ho conosciuto bene, riteneva il materialismo storico di Marx una giusta analisi della società, giuste le sue previsioni, inevitabile il suo esito: e dunque la dottrina sociale cristiana, praticamente, doveva spedirsi in soffitta. Non ci si deve meravigliare se anche uomini di chiesa, preti, intellettuali, teologi siano stati presi dal fascino di queste grandi idee, peraltro astratte, di uguaglianza e giustizia e soprattutto dal fatto che il comunismo diceva  di avere i mezzi per attuarle, a dispetto delle sole chiacchiere cristiane. Il mezzo era la rivoluzione che doveva cambiare il lavoro e i rapporti sociali: bastava questo cambiamento, pur importante, ma fondamentalmente estraneo alla coscienza umana, per creare il mondo nuovo e l’uomo nuovo. E, in base a ciò, si avanzava il diritto di spedire all’altro mondo o nei gulag chi si opponeva. Rodano non poteva dire che lo sterminio dei Kulaky da parte di Stalin era una cosa  buona, ma  sosteneva di capirlo e giustificarlo “perché, mi diceva, necessario per salvare la Rivoluzione”. Non si accorgevano che sposavano una concezione dell’uomo ottimistica, tipicamente marxista e molto lontana dalla fede cristiana che concepisce l’uomo buono ma anche molto peccatore: vede, un caso di adattamento al mondo, di mondanizzazione della chiesa.
 
DON BADGET BOZZO SOSTENEVA CHE LA CHIESA RISCHIA DI TRASFORMARSI IN MERA ISTITUZIONE DI ASSISTENZA SOCIALE, SVUOTATA DELLA SUA FEDE. SECONDO LEI È UN RISCHIO CONCRETO?
Non conosco il contesto della sua espressione, ma credo che quanto diceva sia vero. Questa tendenza è frutto di aspetti secolaristici  entrati anche nella mente di tanti cristiani. Si è portati a scambiare l’essenzialità della fede con la sua funzionalità. E’ pacifico che la fede porta  ad agire (la fede senza le opere è morta, ci dice S. Giacomo). Ma prima dell’azione sociale  la fede porta ad una trasformazione interiore della persona; la fede è costruzione della coscienza, della persona, rinnovamento di vita nello spirito per un ’incontro decisivo con Cristo: questa è l’essenza della fede che precede la morale e l’operare. Se si accentua   invece la sua funzionalità si perde questo senso fondamentale della fede, per cui se le funzioni solidaristiche e assistenziali  vengono operate da altri (ad es. lo stato o la comunità) la fede finisce per apparire a queste persone non più così necessaria. L’operare cristiano è sempre fondamentalmente diverso, anche se  esteriormente non dovesse apparire, da un  agire che ha sorgenti diverse da quella cristiana.

E COSA DIFFERENZIA LA CARITA’ CRISTIANA?

Le faccio un esempio: un cristiano è caritatevole, non buonista. Il cristiano non può essere buonista, perche questo è un operare che viene dritto dritto dall’ideologia comunista dell’uomo. Credo che pochi si rendano conto di questo, ma se l’uomo è in effetti determinato nella sua personalità dalla situazione sua economico-sociale, non può essere fondamentalmente responsabile del suo sviluppo coscienziale e dei suoi atti che da esso discendono. Lei è a conoscenza del fatto che qui in centro a Pordenone se un italiano parcheggiava dove non doveva, pagava la multa, ma non veniva sanzionato l’extracomunitario… e molte cose simili sono capitate creando  risentimento e malcontento nella popolazione. Questo buonismo nei confronti dell’extracomunitario nasconde un sottilissimo razzismo perché lo si ritiene incapace anche degli atti più elementari di convivenza...Non ci si deve meravigliare, credo,  se questo razzismo nascosto ha creato poi casi e forme di aperta intolleranza nella popolazione. Il cristiano aiuta colui che  ha bisogno, ma sente il dovere nel contempo di responsabilizzarlo perché la parabola dei talenti dice che ognuno deve saper rispondere personalmente del talento ricevuto e gli è proibito sotterrarlo. Il buonismo è a lungo andare rovinoso per la convivenza, basta vedere i problemi creati da un’apertura facilona (diciamo così) all’immigrazione…messa in atto peraltro da tutta una retorica di accoglienza e superamento del razzismo su cui in pratica tutti sono d’accordo. Ma la retorica che è astratta presenta le cose grandi, vere, giuste finchè sono astratte  e purtroppo secondo me di tale astrattezza retorica si sono abbondantemente nutrite le  caritas, i preti e anche qualche Vescovo..Tutto in buona fede, ma con la retorica si manca di presa sulla realtà. Le voglio dire una cosa per me importante: io vengo dalla scuola ,  il buonismo lì ha funzionato  a meraviglia in lungo e in largo e si è espresso nel fatto del tutti promossi o quasi. Così il merito non era premiato e il demerito scusato. Questo e’ il frutto dell’ideologia  che, come si diceva, non fa leva sulla responsabilità personale. E una società o uno Stato che non incentivano la responsabilità personale si votano al proprio declino..Questa è la vera fondamentale causa di declino, non altre.  Il buonismo produce lassismo, vuol offire una realtà comoda
 
L'INTERPRETAZIONE UFFICIALE DEL FENOMENO ISLAMICO DISTINGUE TRA UN ISLAM MODERATO, LARGAMENTE MAGGIORITARIO, E UN ISLAM FANATICO E MINORITAIO. E' UNA LETTURA CORRETTA O POLITICAMENTE CORRETTA?

L’Islam moderato esiste ma credo  faccia attualmente molta fatica ad imporsi come fatto culturale diffuso. Non sono esperto di islamismo, ma viaggiavo da Amman a Gerico con un professore di matematica dell’università di Amman. “Lei non  può immaginare, mi diceva, quanto grande sia  l’arretratezza  culturale del nostro popolo per cui può essere in balia di qualsiasi idea propalata e di qualsiasi facinoroso o demagogo”. E questo capita ovunque. Mi  spiegava come risultasse veramente problematica un’educazione che  facesse uscire il popolo da tradizioni e pregiudizi inveterati. Alla mia domanda sulla laicità dello stato mi ha risposto che questo concetto è pressoché nullo nel  popolo arabo e nella sua tradizione. Del resto anche da noi un’equa distinzione tra fede e politica ha occorso tempo  e lotte e sofferenze; la nostra storia ci ha portato a capire quanto una sana laicità aiuti la tolleranza, la convivenza e il rispetto reciproco. Alle porte della chiesa di S. Giorgio ha mendicato  per qualche anno un musulmano croato. Con quei soldini raccattati in quel modo s’era fatto in patria la sua casa e mi chiedeva  se potevo trovarle un televisore dal momento che aveva ultimato il salotto. “Ma come, gli dissi, tu che sei musulmano chiedi a noi del denaro , mendicando e senza lavorare?” Non accusò per niente il colpo, perché mi rispose  secco: Ah, voi ci date denaro, è vero,  ma noi nella fede nella nostra religione siamo superiori a voi”. Questo concetto di superiorità così popolarmente diffuso non è da sottovalutare. Si traduce  anche nel  costruire la Moschea più alta e più grande della chiesa cristiana  eventualmente vicina, come è avvenuto ad Emmaus dove hanno fatto la Moschea da poco, confinante con la Basilica cristiana dei Crociati e ovviamente più grande e col minareto più alto del campanile. Se le cose stanno così ci vuol tempo perché si possa valutare una  fede dal valore spirituale, dalla vita e dai risultati che  crea. La crescita culturale di un popolo richiede tempo e se non avviene può darsi che sia proprio il popolo  che ostacoli il cambiamento e voglia punire chi introduce  novità fatte facilmente balenare come tipicamente occidentali. Passeggiando lungo la rete che divideva la Basilica dalla Moschea ad Emmaus fui oggetto di risate e sputi da parte di tre giovanotti arrampicatisi sulla rete dalla parte della Moschea. Poiché la cosa non mi era affatto piaciuta ne parlai a due musulmani che conoscevo e devo dire che ne erano rimasti male e volevano  conoscere questi tali…Esiste il moderatismo musulmano, non so se sia maggioritario o meno; ma le vicende inducono a chiederci che voce ha, soprattutto che forza politica ha.

L'OCCIDENTE, E IN PARTICOLARE L'EUROPA, È DOMINATA DA UN DIFFUSO LAICISMO, TALVOLTA PIÙ AGGRESSIVO CON IL CRISTIANESIMO CHE CON L'ISLAM. A QUESTE CONDIZIONI C'È SPAZIO PER UNA RINASCITA CRISTIANA?
Il laicismo è un prodotto della nostra storia e della nostra cultura. L’islamismo, d’altro canto, ha rivolto la sua attenzione  combattiva al cristianesimo che è visto, dal suo punto di vista  ideologico, in modo decisamente negativo.  La presenza pubblica della Chiesa è vista come indebita interferenza nella vita dello stato, come se il cittadino cristiano con i suoi valori non facesse o non dovesse far parte dello stato stesso: si propugna in pratica l’assoluta privatizzazione della  fede, concetto adottato pienamente dal comunismo. Ciò si unisce ad un forte anticlericalismo, riassumibile, se crede, nella frase del giovane Gramsci che scrisse che “la filosofia della prassi  (il comunismo) è quella  filosofia che deve ammazzare il cristianesimo”, o quella di Mussolini: “La chiesa è un cadavere che non puzza  per mancanza d’aria”. Ma non è questo  laicismo la difficoltà maggiore che il cristiano è chiamato oggi a superare, bensì il materialismo e l’individualismo con il suo relativismo morale. Il cristiano trova difficoltà a mostrare al mondo uno stile di vita diverso, fondato su rettitudine,  pace  e amore che nascono dalla fede o per lo meno  dallo sforzo di vivere la propria fede: il cristiano sa in effetti di essere sempre lontano dal modello di vita  del  suo Maestro che è Cristo. L’attaccamento al benessere, alla comodità e alle cose può intristire l’anima e la vita dei credenti e far perdere  loro e alla chiesa la sobrietà e l’umiltà della vita, l’adeguata attenzione ai piccoli e ai poveri, ma soprattutto la vita dello spirito, il bisogno di Dio. La rinascita cristiana non può che coincidere con una spiritualità mistica non più intellettuale, il che significa una sincera ricerca di Dio;  ossia un impegno personale alla preghiera,  al silenzio, all’approfondimento per vincere tutte le banalità delle mode, la forza del denaro, l’idea che ciò che l’individuo pensa  e vuole è di per sé giusto e valido. Come la società si costruisce con un impegno personale così il cristiano costruisce una  società con cultura  e valori cristiani attraverso la costruzione della propria coscienza. L’unione con Dio dà verità e forza al rapporto con gli altri, dà linearità e correttezza nell’operare, dà etica civica.

E COME SI DEVE COMPORTARE IL CRISTIANO DI FRONTE ALL’IMMIGRAZIONE?
Inoltre  l’immigrazione e la globalizzazione, che ci portano altre culture in casa come mai è avvenuto prima creando problemi e tensioni mai avuti, richiedono una forte consapevolezza  personale della propria storia, delle proprie tradizioni e radici. Il riconoscimento e il rispetto delle altrui culture  devono andare di pari passo con l’affermazione della propria identità  in modo da evitare  che stupidi buonismi creino smarrimento e anarchia nella gente con  esiti nazionalistici e ghettizzazioni. Qui la politica  ha una funzione decisiva: è essa che deve farsi garante della convivenza con adeguati ordinamenti e deve essere gestita da uomini realmente  illuminati, colti, saggi.

LEI È RECENTENEMENTE STATO IN INDIA PRESSO UNA MISSIONE…

L’ India mi ha fatto imparare molte cose, prima attraverso lo studio delle sue religioni e poi con le mie frequentazioni per l’opera  caritativa che  ho colà aperto e che gestisco con le offerte della comunità. Ho imparato come il riconoscimento della loro cultura e il rispetto  delle loro tradizioni siano cose fondamentali e anche l’aiuto materiale che si dà deve essere fatto con delicatezza e sobrietà. Esiste di certo un fondamentalismo induista e da ultimo certi fatti di cronaca l’hanno largamente evidenziato. Nessuno  può entrare in India, da quel che so,  solo come sacerdote  o missionario. Ma vede, e ci tengo molto a sottolinearlo, la persecuzione  della fede cristiana non è, in India come altrove del resto, volta direttamente alla fede in se stessa. Se ci  si rivolta contro il cristianesimo è perché il sistema di vita  pratica che la  fede cristiana richiede e instaura, scardina sistemi di vita  e costumi legati alle loro tradizioni. Le faccio un esempio pratico. In India il sacerdote (il bramino) appartiene e deve appartenere alla casta alta, quella appunto dei bramini che è in genere la più ricca e anche la più privilegiata secondo la nostra mentalità. Il fatto che nel cristianesimo un fuori casta possa arrivare alla dignità o rango di sacerdote e anche  di vescovo non può che creare sorpresa e sconcerto per il mondo induista. Ma questo fatto per noi normale dice chiaramente come per il cristianesimo la persona vale  in se stessa, non perché appartiene ad una casta  o ha potere o ricchezza. E da qui si vede come la fede generi in effetti “cultura pratica”, cioè cultura che nasce da vita vissuta in virtu’ della fede, della parola di Dio,  non in virtu’ di previi e ricercati filosofemi. In un convegno  sul Rapporto Oriente-Occidente tenuto a Bombay  7 o 8 anni fa chiesi,  in un mio intervento, che cosa si pensasse colà di questo valore  dato al singolo qui in occidente, e il relatore induista mi rispose subito: noi non siamo ancora arrivati a questo. Feci questa domanda perché  il valore del singolo è alla base della democrazia come governo e dei diritti civili fondamentali e mal si connette col sistema castale. Ma la feci anche pensando alla condizione della donna. Io ne ero rimasto molto sorpreso, tanto da dire sempre alle mie alunne, spesso femministe: ringraziate Dio, ringraziate Dio di essere nate in occidente nonostante tutto!!!  E’ per questo che ho voluto aprire in India, non potendo restarci,  un orfanotrofio per sole bambine. (ndr: chi volesse aiutare l’orfanotrofio può fare una donazione a  associazione angela giovanni masutti per l’india, Banca popolare friuladria spa, sede di pordenone,  Iban: it 19 b 05336 12500 000041077359. Cod. Fisc. 91076280931

 

 

intervista a Don Egidio Masutti

grande Don Egidio! uomo di fede e di veri valori che vive nel mondo senza perdere di vista la sua missione di pastore

Don Egidio

Grande l'esempio di Don Egidio! Intervista interessantissima. Testimonianza fondamentale ed altamente educativa. Complimenti.

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