PORDENONE - Alle 06,09 dell’ 8 luglio parto da Pordenone destinazione Milano per motivi di lavoro e dopo una pesante giornata, pregna di impegni, alle 19,05 salgo, finalmente, sul treno che mi deve ricondurre a casa e all’agognato riposo. Manco a dirlo, il treno parte con circa 12 minuti di ritardo. Naturalmente devo effettuare il canonico cambio alla stazione di Mestre ove giungiamo alle 21,50 avendo accumulato ulteriore ritardo e portando il medesimo a 20 minuti. Poco male, l’attesa non è drammatica, la coincidenza è alle 22,16. Ma l’illusione dura il tempo di un sospiro: è iniziato lo sciopero…..treno soppresso! Un po’ di rabbia inizia a montare, ma il prossimo è alle 23,17 e ne approfitto per rifocillarmi. Uscito dal bar l’incubo comincia a materializzarsi, anche il 23,17 è soppresso; non mi rimane che il 00,08. Intanto un gruppo di romani in attesa dell’ICN sta animatamente discutendo con la PolFer. Mi avvicino per capire cosa sta succedendo e seguendo i loro discorsi vengo a conoscenza che le sale d’attesa sono chiuse e non si possono aprire. RFI di notte le chiude per ragioni di sicurezza; invece di garantire un adeguato servizio di sorveglianza si preferisce la via più semplice, quella di creare disagi ai passeggeri. Ancora pochi attimi e l’incubo si trasforma in dramma: anche il 00,08 viene cancellato e via via altri svariati treni, sia regionali che a lunga percorrenza compresi quelli per Roma Termini e Napoli Centrale. Sul volto dei passeggeri un misto di rabbia e di sconforto. Ci sono anche molti turisti stranieri, l’ennesima bella immagine di questa Italia pizza e mandolino. Per me il prossimo treno utile è alle 05,38, sempre che anche questo non venga soppresso. Intanto anche il bar chiude, non rimane che sistemarsi sulle poche panchine in marmo, in parte già occupate dai clochard che ne fanno il loro giaciglio. Guardo i volti della gente, sempre più rassegnati; la rabbia ha lasciato il posto allo sconforto. Intanto gli altoparlanti continuano a scandire, con ritmica sequenza, l’elenco dei treni soppressi, facendo seguire ad ogni convoglio un laconico “ci scusiamo per il disagio”. Ha il sapore amaro della presa in giro, forse sarebbe stato più elegante evitarlo! Ma quello che più infastidisce è che non si vede né personale RFI né personale FS; forse, però, è meglio così, gli animi sono comunque accesi. Anche il personale della PolFer si è rintanato nei propri uffici e compare, di tanto in tanto, in fondo alla stazione per fumarsi una sigaretta. In caso di sciopero, per legge, non dovevano essere garantiti i servizi minimi? E non è da considerarsi un servizio minimo far partire un treno su tre per l’identica destinazione, anziché abbandonare i passeggeri in stazione per tutta una notte? Sono sempre stato favorevole allo sciopero come strumento per rivendicare i propri diritti, ma non quando questo va a creare forti inconvenienti a coloro che non c’entrano assolutamente nulla. Forse è difficile comprendere che la propria libertà ha confine dove inizia la libertà degli altri! E fa specie l’indifferenza con cui RFI affronta il problema, non preoccupandosi minimamente di alleviare, in stazione, i disagi arrecati ai propri clienti. Personalmente ho svolto l’attività di commerciale per oltre venticinque anni e se avessi trattato in cotal guisa i miei clienti sarei morto di fame e finito sotto i ponti. Ma evidentemente loro se lo possono permettere perché, intanto, non corrono il rischio di fallire; in ogni caso lo Stato, cioè Noi, li sosteniamo con le tasse profumatamente pagate, oltre naturalmente ad aver pagato il biglietto per un viaggio da incubo ed essere stati maltrattati e calpestati. Oltre il danno anche la beffa! Continuo a guardare i passeggeri accampati in stazione; chi non ha trovato posto sulle panchine si è ormai adagiato a terra appoggiandosi alle spallette dei sottopassi o inventandosi cuscini di fortuna con i bagagli. Altri, come me, continuano a passeggiare nervosamente trascinandosi i bagagli al seguito. Non ci sono parole per descrivere i loro volti. Intanto tra un’osservazione e una considerazione si è fatta l’una di notte. Mi sovviene che stamattina ho degli impegni di lavoro, non so se ridere o bestemmiare. Ma adesso riprenderò a deambulare per la stazione; se Dio vuole tra quattro ore e mezza, forse, l’incubo finisce e arriverò in tempo per una doccia e per ripartire per i doveri giornalieri. All’una e trenta mi accorgo che l’indecenza si aggiunge all’indecenza; anche i bagni sono stati chiusi! Vedo gente andare a cercare angoli nascosti per poter espletare i propri bisogni fisiologici; del resto è comprensibile! Ma se per il genere maschile la cosa è fattibile, per una donna od un disabile quali soluzioni si possono inventare? Non ho parole! Del resto anche i locali intorno alla stazione sono chiusi e, di conseguenza, non ci sono alternative. Intanto la stazione ha ormai assunto definitivamente l’aspetto di un bivacco; nella mia fantasia, da un momento all’altro, mi aspetto di veder comparire fornelletti e caffettiere col profumo della calda e tonica bevanda che si diffonde tra i binari deserti, muti testimoni della scelleratezza delle istituzioni. Quelli che non dormono sono zombi che vagano, con gli occhi vuoti, su e giù per i marciapiedi. Anche il cellulare mi ha abbandonato interrompendo il flusso di messaggi che la luce dei miei occhi mi recapitava per lenire la mia solitudine e la mia rabbia. Ora mi sento veramente solo in una moltitudine di gente. Alle tre cominciano a cancellare il Trieste delle 05,32; anche quello per Udine delle 06,16 viene cancellato. Il mio, al momento regge, ma l’ulteriore sconforto inizia a farsi strada; stramaledico le Ferrovie dello Stato e me stesso per essermi, ancora una volta, fidato di loro. Personaggi poco rassicuranti cominciano a popolare la stazione mescolandosi agli ignari viaggiatori, tentando, a volte, di infastidirli. E la PolFer? Desaparecida!!!!! Arrivano anche alcuni piccioni che ti guardano imploranti sperando in un po’ di cibo. Peccato non avere con e la vecchia Betsy, la mia fedele Nikon di tante avventure; che splendido reportage ne sarebbe emerso, che spaccato di vita, che manifesto pubblicitario per le ferrovie! “Venite con noi, vi vogliamo talmente bene che non vi lasciamo più andare a casa”. E intanto, tra mezz’ora, sono 24 ore che non chiudo occhio. Pensando che se non avessi avuto questo impegno a Milano mi attendeva una serata di musica, foto e relax……meglio non pensarci!!! La stanchezza è cattiva consigliera! E sì che una collega salutandoci in stazione, mi ha augurato un buon viaggio! Devo ricordarmi, la prossima volta, di dirgli di non farlo più!!!! Quattro e trenta, i primi chiarori dell’alba salutano il nuovo giorno; gli occhi si stanno chiudendo, le gambe faticano a muoversi secondo una linea retta. Il tempo scorre sempre più lentamente. Tra un’ora, forse, quest’incubo cesserà di essere. Forse! Alle cinque ricomincia il balletto delle soppressioni, dei forti ritardi annunciati e che crescono in continuazione; neanche più la forza di reagire, di arrabbiarsi, solo una sconsolata rassegnazione e la voglia di lasciarsi andare. Ore 06,35, finalmente mi siedo in uno scompartimento ferroviario, ho la certezza che, prima o poi, giungerò a destinazione. Si ringraziano RFI e FS per la collaborazione. Penso che la prossima volta ci penserò bene prima di utilizzare i mezzi pubblici!!!
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