APPELLO AGLI IMPRENDITORI DEL NORD EST (meno convegni, più concretezza)

Autore: 
Giuliano Gaiola

Portare nel cuore il nostro Paese e le nostre “eccellenze” - Tanti sono gli italiani che vivono in America Latina e tra essi molti originari del triveneto e tutti contribuiscono a dare lustro all’Italia, distinguendosi in tutti i campi, che spaziano dall’imprenditoria alla cultura e portando sempre nel cuore il nostro Paese. Esistono tuttavia forti contraddizioni che mi spingono a dichiarare che: ”La presenza di prodotti di eccellenza del Nord-Est in quei paesi è molto limitata”. Troppo spazio è stato lasciato alle copiature estere (spesso asiatiche), da prodotti paradossalmente provenienti anche dall’Italia, ma di bassa qualità, che spesso “difettano” dei dati d’origine e che producono confusione, sfiducia e talvolta diffidenza nei nuovi consumatori. Altri paesi/competitor a noi ben noti e con meno “eccellenze”, risultano strutturalmente meglio organizzati grazie a enti di tipo statale e territoriale che sanno promuovere ed esportare più efficacemente quei pochi prodotti cui dispongono.
Un po’ di numeri - Nel 2008 l'Italia era in Europa il primo paese per numero di microimprese con meno di 10 addetti (circa 374mila) e di microimprese con 10-19 addetti (oltre 50mila), nonché per piccole imprese da 20 a 49 addetti (oltre 24mila). Le microimprese con meno di 10 addetti occupavano più di un milione di persone, quelle con oltre 10 addetti circa 680mila persone, mentre le piccole imprese ne assorbivano altre 730mila circa. In totale, l'insieme delle piccole imprese manifatturiere occupa in Italia 2 milioni e 460mila persone. Sono però i dati del valore aggiunto a colpire di più l'attenzione. Infatti, nel 2008 le piccole imprese manifatturiere italiane hanno generato un valore aggiunto di 86,5 miliardi di euro, il 40% in più di quello delle omologhe imprese tedesche e oltre il 60% in più di quello delle francesi. Si capirà meglio la portata di questo dato considerando che le piccole imprese italiane hanno contribuito al Pil europeo con quasi 10 miliardi di euro in più a quello delle grandi imprese dell'auto in Germania, Francia e Spagna considerate tutte insieme (76,9 miliardi). Le sole microimprese manifatturiere italiane hanno realizzato un valore aggiunto di 52,7 miliardi, superiore a quello delle grandi imprese dell'auto in Germania (50,6 miliardi). Mentre le piccole imprese italiane da 20 a 49 addetti hanno creato valore per 33,7 miliardi, cioè più delle grandi imprese della farmaceutica in Germania, Francia e Gran Bretagna complessivamente (32,8 miliardi). Analizzando i settori tipici del made in Italy, si rileva che le nostre sole microimprese del tessile, abbigliamento, del cuoio- pelletteria- calzature e del mobile nel 2008 hanno generato un valore aggiunto di ben 8,9 miliardi, superiore a quello dell'industria aerospaziale francese (8,7 miliardi), mentre le nostre microimprese della meccánica tradizionale (prodotti in metallo e macchine/ appa-recchi per l'industria e impieghi generali) hanno creato valore per 16,5 miliardi, cioè più delle industrie dei prodotti per le telecomunicazioni di Finlandia, Germania, Francia e Gran Bretagna considerate assieme (12,9 miliardi). Dati da Il sole 24 Ore
Per battere la crisi – È’ chiaro che il panorama delle piccole imprese manifatturiere italiane oggi è in evoluzione ed è tutt'altro che roseo, soprattutto a livello di microimprese. Molte di queste, nel labile confine che corre tra l'artigianato e la subfornitura, stanno particolarmente soffrendo per la crisi mondiale, con forti cali del fatturato e dei margini, nonché per i gravi ritardi dei pagamenti. In ogni caso rimane evidente che le imprese del triveneto non esportano più e sono poco presenti in questi mercati emergenti, pur a forte crescita. Ciò é grave se si considera che i paesi Latinoamericani oltre ad essere grandi esportatori, saranno sempre più importanti consumatori; e non soltanto di materie prime ma anche di prodotti finiti. Quindi la crescita di quello che una volta consideravamo un’economia in via di sviluppo, oggi rappresenta una gigantesca opportunità e del problema sono state informate e talora investite, oltre ovviamente alle organizzazioni di categoria, anche le varie istituzioni sia a livello regionale che nazionale, senza peraltro ottenere risultati soddisfacenti.
Che fare? Meno convegni e più concretezza – Dobbiamo renderci conto che non ci sono scuse per le distanze:”annullate nel nuovo mondo globale” e delle ipotetiche barriere linguistiche: ”lo spagnolo e la cultura latinoamericana è senz’altro a noi più accessibile e confacente”; la realtà è che il mercato Latinoamericano rappresenta oggi un potenziale di circa 550 milioni di consumatori, ed il promedio di crescita del PIL di questa realtà, nel 2010 e’ stato dal 4,2 al 6% dati CEPAL con crescita per il 2011 promedio del 6% con inflazione media dall’1.5 al 5% (da Moody’s analytics). Assieme ad altri rappresentanti delle Camere di Commercio miste (Italia-estero), promotori di numerosi scambi commerciali con queste realtà, possiamo indicare alcune problematiche di fondo e proporre azioni concrete che possano migliorare il panorama produttivo del Nord-Est, se questi prendesse in seria considerazione tale orizzonte. Le nostre riflessioni maturate operando nei differenti territori emergenti l’attuale realtà Latinoamericana esprimono una costante richiesta delle “nostre “eccellenze” che sono un’opportunità da cogliere con determinazione, nonostante a tutt’oggi ancora non si attuino solide e articolate iniziative strutturali per la diffusione delle eccellenze dei prodotti del Nord-Est italiano. Ne sia testimone «Forza, Italia», l'ultimo libro di Bill Emmott, storico direttore dell'Economist, reduce da un viaggio pieno di …piacevole stupore… in un made in Italy a volte sconosciuto. Ribadisco con forza, anche in virtù delle esperienze maturate sul territorio, che nelle nuove realtà Latinoamericane si ricercano queste “nostre eccellenze” e chiedendomi il perché di tante titubanze e rinunce ad opportunità, lasciate agli altri? Tra le possibili risposte rimane la dimensione delle nostre imprese, che affrontando singolarmente i mercati e ne rendono molto oneroso se non quasi impossibile il relativo sforzo per la sua duratura conquista. Gli esempi nel recente passato non mancano, molte volte si è riusciti ad esportare in ricchi mercati emergenti, ma mantenerne poi il posizionamento è risultato difficilissimo. Rimane inoltre importante la necessità di diversificare i mercati per evitare duri contraccolpi ogni qualvolta in essi avvenga un cambiamento radicale e inaspettato (e lo vediamo oggi con il nord africa e il medio oriente). Nel concreto bisogna trovare “nuove modalità per nuove opportunità” utilizzando i successi commerciali ottenuti sul campo come mezzo di promozione per la conquista dei nuovi mercati.
La soluzione: “Formare squadra” con una strategia comune - La strategia ha già un nome: “Brand multi prodotto” ovvero nel nostro caso un’aggregazione simbolica delle eccellenze del Nord-Est da esportare in qualsiasi economia emergente, sempre interessate a ricevere i migliori prodotti riconoscibili a livello mondiale. A patto vi sia la volontà di raggrupparsi ed organizzarsi tra aziende produttrici di eccellenze, senza compromettere la qualità delle forniture, ma ottimizzandone i processi di promozione e commercializzazione e con cui, non da ultimo si potrà realisticamente competere e superare in qualità quei produttori che sfruttano con la contraffazione, la storicità e la lunga tradizione dei nostri prodotti italiani. Le piccole e medie imprese che vogliono sopravvivere alla crisi e uscirne rafforzate devono unire le forze. Sulla capacità di aggregazione si giocherà il futuro delle nostre piccole e medie imprese e quelli che sapranno andare insieme sui nuovi mercati con alleanze strategiche (anche in loco) potranno giocare uniti un ruolo da protagonisti, anche là dove da soli sarebbero marginali. “Formare squadra delle “Eccellenze del Nord-Est” quindi per vincere la “sfida” dell’internazionalizzazione verso questi nuovi paesi emergenti che attendono i nostri prodotti. Oggi fare innovazione vuol dire anche questo con una strategia concreta che permetterà a molte imprese del Veneto, del Friuli e del Trentino di uscire dall’anonimato imprenditoriale e commerciale a livello internazionale, con il fattivo sostegno delle Camere di Commercio miste, come “spinta” nel proporre le nostre eccellenze, per vincere insieme le nuove sfide dei mercati globali.
Giuliano Gaiola

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