“Caos apparente”, la mostra prorogata fino al 24 novembre

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PORDENONE - La mostra di Gianluigi Colin “Caos apparente” allestita a PArCo -Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “A. Pizzinato” - in Via Dante a Pordenone viene prorogata fino a domenica 24 novembre.

Un’altra settimana quindi per solcare le sale della nuova Galleria e della Villa dove sono esposte opere che hanno suscitato l’interesse di oltre 3000 visitatori da quando è stata apertura a metà settembre. Per rafforzare e ribadire il legame con la sua città natale, Gianluigi Colin ha voluto donare a Pordenone una delle opere in mostra.

Si tratta di Volti del tempo, una produzione artistica parietale composta da un’ottantina di tele di piccolo formato che riproducono, in modo apparentemente caotico, volti della città odierna con figure rinascimentali riconducibili a G. A. De Sacchis detto il Pordenone, massimo pittore friulano del Cinquecento.

Questa separazione dalle altre installazioni della mostra “Caos apparente”, verrà celebrata sabato 16 novembre alle 17.30 in Galleria, con la presentazione di un volume edito dal Comune di Pordenone per raccogliere uno accanto all’altro I Volti del tempo, con testi di Pierluigi Cappello, Fulvio Dell’Agnese e dello stesso Gianluigi Colin.

“Con I Volti del tempo”- commenta Fulvio Dell’Agnese – “Colin prova a interrogarsi su quanto vivano ancora – nella Pordenone di oggi – quell’orizzonte affettivo e quell’humus artistico in cui prese forma la sua gioventù. Per darsi ragione del proprio presente, Colin affonda lo sguardo nel passato, nelle proprie radici umane e culturali, e costruisce quest’opera dedicata a Pordenone e al Pordenone: quel che pare uno schedario dei suoi affetti, ma è piuttosto una mappa – aperta – del divenire di una persona e del suo contesto di formazione.

Colin fonde differenti tecniche e supporti: carta e tela, pittura e fotografia. E intreccia l’impronta di figure uscite dal pennello del maestro rinascimentale a immagini digitali che bloccano istanti del vivere della città di oggi: volti, su cui l’artista infierisce con pieghe e stropicciature per poi carezzarli con una liquida colata giallo-bruna di gommalacca e recuperarli a una possibile nuova lettura. Non più icone del sacro e neppure semplici istantanee del presente, quei volti si caricano di una diversa persistenza”.

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