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  • martedì 26 settembre 2017

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    Da Pordenone una start up per dare efficienza al biogas

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    PORDENONE – Un nuovo progetto tutto pordenonese punta a mettere in opera un approccio biotecnologico fino ad oggi inesistente: utilizzare gli scarti vegetali per aumentare l’efficienza degli impianti di biogas specializzati nella produzione di energia elettrica.

    Si tratta della startup pordenonese Biovalene: attualmente impegnata nella prima mappatura genomica dei ceppi batterici ad alta resa, è già presente sul mercato con il primo prodotto capace di ottimizzare i processi degli impianti di biogas esistenti.

    Biovalene Srl si definisce come una start up innovativa, operante nel settore della ricerca biotecnologica, della depurazione delle acque e delle soluzioni più innovative per l’efficientamento energetico.

    Attualmente impegnata nella prima mappatura genomica dei ceppi batterici ad alta resa presenti negli impianti di produzione del biogas, è anche già presente sul mercato con un prodotto capace di ottimizzare i processi degli impianti esistenti.

    Questa soluzione, denominata Bioreval, è un acceleratore di processo adattabile a qualsiasi tipo di impianto, per tecnologia e dimensione, che si applica senza alterazioni o modifiche della struttura.

    «L’innovazione rappresentata da Bioreval – dichiara Fabio Messinese, amministratore delegato di Biovalene – è il fatto che, mentre le altre tecnologie vanno a lavorare direttamente sul digesto centrale e, spesso, introducono materiale liofilizzato, la nostra soluzione opera direttamente sui materiali presenti, senza introdurre sostanze estranee. La nostra idea di fondo è che un impianto funzioni meglio quando i batteri sono più affamati: questo riduce i costi, ottimizza i consumi e migliora la produzione».

    Qual è il processo di funzionamento di questa soluzione quindi? Lo spiega ancora Fabio Messinese: «Bioreval preleva una quota di biomassa dal digestore centrale, la potenzia alimentandola con macroelementi e con batteri selezionati dai laboratori di Biovalene. All’interno degli ambienti della macchina i batteri hanno modo e tempo di moltiplicarsi aumentando la loro capacità digestiva: a questo punto vengono immessi di nuovo nel digestore principale per coinvolgere tutte le masse presenti in questo processo di accelerazione. A seconda della propria immaginazione potremmo definire Bioreval come l’equivalente di un turbocompressore oppure come una palestra per affamare i batteri».

    I processi precedentemente descritti garantiscono la stabilità dei processi digestivi, una importante discontinuità della carica batterica naturale che diminuisce il rischio di blocco e il conseguente calo della produttività.

    «Bioreval – continua Messinese – è già stato testato dal 2014 su impianti da 1MWe. Messo a regime nel 2015 e tutt’ora in funzione, ha svolto positivamente il suo lavoro confermando tutta l’innovatività di questo prodotto».

    L’installazione e la gestione di Bioreval sono completamente a cura di Biovalene che per gestirne le attività ha anche creato un’applicazione per operare da remoto sulla soluzione.

    «Grazie alla piattaforma Gelso, infatti, possiamo tenere sotto costante monitoraggio l’andamento dei processi all’interno di Bioreval, con un controllo totale dell’evoluzione di pressione, gas, pH, ecc. Grazie ad algoritmi di nostra sintesi possiamo intervenire in tempo reale sulla macchina per ottimizzare i flussi di efficienza» dichiara Fabio Messinese.

    Come anticipato Bioreval si applica esternamente a qualsiasi impianto già esistente, senza procedere a modifiche strutturali: il modello standard lavora su impianti da 700kW a 1MW. Una soluzione interamente gestita da Biovalene: progettazione, installazione, service e manutenzione sono completamente gestiti dall’azienda pordenonese.

    «Bioreval – conclude Fabio Messinese – è una soluzione non energivora, non invasiva, totalmente autosufficiente, che riduce l’alimentazione degli impianti almeno del 10% e quindi libera porzioni coltivate per altri usi aumentando la rendita agraria. Da sottolineare che le fasi di progettazione dell’impianto coinvolgono interamente la centrale con una ripianificazione dei materiali utilizzati».

    Pubblicato il 18 / 05 / 2017