Anche l’astrofisica pordenonese Maraston dietro la scoperta del pianeta “gemello”

PORDENONE – C’è anche un po’ di Pordenone dietro l’incredibile scoperta, negli abissi dell’Universo, del pianeta Kepler 452B, il “gemello” della Terra.

La pordenonese Claudia Maraston, una delle astrofisiche più quotate al mondo, è infatti nel team Nasa che osserva i pianeti della “zona abitabile”, come appunto Kepler.

Nata e cresciuta in città, Maraston è ora docente all’Università’ di Portsmouth, dopo una lunga trafila di studi in giro per il mondo. Le sue ricerche sulle galassie sono un riferimento per la comunità scientifica mondiale.

Il suo nome figura nei più importanti programmi scientifici internazionali della Nasa e non solo. Nel 2022 con l’Agenzia spaziale europea proverà a scoprire nientemeno che l’origine dell’energia oscura.

L’INTERVISTA

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Maraston, fantastichiamo: si può immaginare che su Kepler 452B si sia sviluppata una vita, un genere umano simile al nostro?
Kepler e’ solo 1.6 volte più’ grande della Terra ed orbita ad una distanza paragonabile a quella fra Terra e Sole. Il Sole di Kepler e’ solo 1.5 miliardi di anni più’ vecchio del nostro ed è dello stesso tipo spettrale. Se ne deduce che Kepler-452B e’ un pianeta roccioso e non fluido come Giove che non può sostenere vita biologica come la nostra. I pianeti con queste caratteristiche vengono nominati pianeti della zona abitabile. Quindi si, in linea di principio e’ possibile che una civiltà’ tipo la nostra si sia sviluppata. Con 6 miliardi di anni di tempo l’evoluzione avrebbe certamente potuto compiere il suo corso.

Un giorno riusciremo ad viaggiare verso Kepler?
Dista 1400 anni luce. Anche viaggiando alla velocità’ della luce, cosa che non e’ possibile, ci vorrebbero 1400 anni! Viaggiando ad un centesimo della velocità’ della luce ci vorrebbero 140.000 anni… Impossibile! Questa e’ una delle mie frustrazioni, lo spazio e’ troppo vasto per porsi certe domande…ho sempre pensato che sotto sotto ci sia qualcosa di sbagliato, qualcosa che ancora non abbiamo capito …

Margherita Hack era un’atea convinta. Per lei la scienza escludeva categoricamente Dio. Lei cosa ne pensa?
A me la scienza ha sempre convinto del contrario! Mi stimola pensare che capiamo quasi tutto, ma il quasi e’ la chiave. Lo spazio e’ troppo vasto e troppo vecchio e, ripeto, i numeri non tornano…

Torniamo a Terra…ogni tanto torni a Pordenone? Hai mantenuto i legami con la tua città?
Cerchiamo di venirci tre volte l’anno. Ho mantenuto solidissimi legami con mia sorella Flavia e la sua famiglia. Le mie figlie conoscono Pordenone come le loro tasche e hanno trascorso le vacanze a Lignano con gli adorati nonni. Ho tenuto in città svariate conferenze e sono stata onorata per il Premio S. Marco 2011. Ho anche partecipato due volte a ScienzaArteAmbiente, nel 2007 e nel 2012. Mantengo legami anche con con amici ed ex-compagni di scuola. Semplicemente, amo Pordenone!

Del resto è qui che è nata la passione per lo spazio…
Si, fin da piccola avevo la passione per la notte, lo spazio sconfinato e gli extraterrestri. Ne parlavo molto con mia nonna Ines. La base di Aviano ha contato molto nello sviluppo delle mie fantasie, ci andavo con mia madre e le mie sorelle. Dal ciglio della strada fantasticavo sugli alieni e sognavo di lavorare per la NASA, come e’  effettivamente successo. Po vidi “Guerre Stellari” al cinema Cristallo e decisi per i viaggi interplanetari. Mi iscrissi liceo scientifico Grigoletti e l’ottimo insegnante di Fisica Luciano Battaia senz’altro contribuì’ alla mia scelta.

Alberto Parigi

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