Mercati finanziari: settimana positiva. Bene l’oro

MERCATI AZIONARI
Settimana positiva sui mercati azionari internazionali, con gli indici americani ancora capaci di trovare la spinta necessaria per mantenersi su livelli sostenuti. L’indice guida S&P 500 resta a non troppi punti percentuali di distanza dal top di inizio giugno (a quota 3.230 punti) e con un sufficiente margine di distanza rispetto ai livelli posti in area 3.000, che già per due volte hanno sostenuto i corsi azionari.

E’ proprio questa soglia che pare rappresentare dal punto di vista psicologico (oltre che tecnico) un primo argine alle zampate di un Orso che dopo marzo è stato travolto dalla rapida e per certi versi inaspettata corsa degli indici.

Una soglia che difende la presa di posizione di un mercato che ritiene superabile (o superata) la crisi relativa al Covid, almeno da un punto di vista economico e finanziario. Grazie certamente alla funzione rassicuratrice e salvifica della banche centrali e grazie anche alla convinzione che il motore dell’economia americana, pur avendo sentito e subito il contraccolpo dello ‘stop’, ha la possibilità di riprendere a correre con vigore.

In settimana, a dar man forte a questa visione ottimistica, sono arrivati altri dati macro che la borsa ha letto con positività: i primi riguardanti l’immobiliare, con alcuni analisti pronti ad ipotizzare che, anche grazie ai bassi tassi di interesse, il settore possa sostenere l’economia, i secondi, invece, relativi al mercato del lavoro. Similarmente a quanto avvenuto in precedenza, i valori registrati sono stati migliori degli attese, facendo sperare in una veloce ripresa dal lockdown.

Il tasso di disoccupazione è sceso ancora attestandosi all’11,1% dal 13,3% di maggio, con la creazione di 4,8 mln di posti di lavoro (vs 3 mln attesi). Il flusso di notizie ha permesso all’S&P 500 di segnare un +4% di incremento settimanale, quasi riportandosi ad un risultato year to date di minima perdita. Resta notevole il Nasdaq 100, positivo del 5% nell’ottava e del 19% da inizio dell’anno. I tecnologici si confermano come i miglior settore in termini di forza relativa, una tendenza che è diventata una costante negli ultimi mesi.

In Europa, i guadagni sono stati inferiori e in media attorno al +2,5%, con una nota particolare per il Dax (+3,6%) sospinto dagli impegni del governo tedesco per il recupero economico. Tra gli emergenti, importante il recupero delle borse cinesi di Shanghai/Shenzhen (+6%) favorito anch’esso dalla verve positiva presente sui comparti più orientati al tech.

MATERIE PRIME
Per quanto riguarda le materie prime, buono l’upside del basket generale (+3,5%), alimentato dai rialzi del comparto energetico (il WTI è tornato sopra quota 40 Dollari) ma in parte anche da quelle agricole e industriali. I metalli preziosi hanno espresso anch’essi un tono rialzista (soprattutto l’argento), con l’oro che mantiene il suo uptrend e si avvicina a quota 1.800 Dollari l’oncia.

MERCATO OBBLIGAZIONARIO
Sul mercato del reddito fisso, segni prevalentemente positivi per le asset class più rischiose: buoni incrementi, infatti, per il corporate high yield, il corporate investment grade US e i governativi dei paesi emergenti. I movimenti sono coerenti con la logica intermarket ‘Risk on’ della settimana e si allineano alle dinamiche viste sull’azionario.

Se sul segmento dell’Investment Grade le performance da inizio dell’anno sono ormai passate in positivo (anche grazie agli enormi piani di acquisto messi in campo dalla Federal Reserve), sull’High Yield (dove il drawdown di marzo è stato significativo) il delta è ancora in negativo.

Gli sforzi delle banche centrali restano basilari nel contrastare gli effetti recessivi della pandemia: dai verbali relativi al meeting del 9-10 giugno del Fomc è emerso un miglioramento delle condizioni finanziarie, proprio grazie alle misure di sostegno all’economia, al credito e alle imprese.
Tuttavia la prospettiva è quella di avere un impatto significativo nel breve termine sull’attività economica, sull’occupazione e sull’inflazione, ponendo al contempo importanti rischi per le prospettive a medio termine.

Lato consumi, è probabile un recupero nella seconda parte dell’anno ma il 2020 sarà complessivamente debole. Per questi motivi non vi sono alternative ad una politica monetaria ancora molto accomodante, con tassi mantenuti su livelli estremamente bassi allo 0-0,25% e con la previsione di non procedere a rialzi fino al 2022.

Una sorta di pausa dopo le misure prese è quanto sta anche valutando la BCE, il cui capo economista, Philip Lane, ha chiarito come sia necessario ora comprendere la natura e l’intensità del recupero economico.

Un anno è l’orizzonte temporale che si è data la BCE per verificare queste dinamiche, fino a quando cioè sono stati estesi gli acquisti di emergenza di bond. Secondo la BCE lo scenario invernale resta comunque incerto e suggerisce di moderare comunque aspettiate troppo ottimistiche.

La BCE per il momento non includerà i bond non investment grade ma pare piuttosto puntare l’attenzione verso le politiche fiscali dei singoli paesi e verso l’utilizzo delle risorse europee per uscire più rapidamente dall’empàsse economica. Elemento che resta di grande discussione tra i diversi partner europei, ancora divisi sulle modalità di sostegno ai paesi più colpiti dagli effetti della pandemia.

I tassi sui governativi non si sono mossi molto: sulla scadenza decennale, il Bund resta in area -0,45%, il Treasury a quota 0,67% mentre il BTP tocca nuovi minimi tra 1,20% e 1,25%.

MERCATO VALUTARIO
In ambito valutario, complessivamente stabile il cross Euro Dollaro che non è uscito dal range 1,12-1,13. Poche le variazioni visto che dalla politica monetaria non sono arrivate particolari novità di rilievo.

Rispetto alle altre valute l’Euro ha perso qualche posizione rispetto alla Sterlina mentre il Franco svizzero è rimasto stabile. La fase di risk-on ha inoltre permesso il recupero di qualche valuta emergente, come Real brasiliano e Pesos messicano. Debole il Bitcoin.

Dott. Alessandro Pazzaglia Consulente Finanziario Indipendente

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