Vitivinicolo: aumenta la produzione, in calo vendite

FVG – Le favorevoli condizioni climatiche hanno inciso positivamente sulla produzione vitivinicola, “certificata” in aumento (rispetto al 2018) dal 57,9% delle imprese intervistate nell’ambito dell’indagine congiunturale sulle imprese vitivinicole della Destra Tagliamento commissionata dalla sede di Pordenone della CCIAA di PN-UD. Uno scarto quindi di quasi 39 punti percentuali rispetto a coloro che hanno segnalato un calo.

Per le vendite e il reddito d’azienda, invece, le imprese che segnalano una diminuzione prevalgono su quelle che hanno registrato un aumento degli indicatori. In particolare circa il 40% dei rispondenti dichiara vendite e reddito in calo rispetto all’anno precedente. «Per esprimere un giudizio complessivo – ha commentato il VP Giovanni Pavan – bisognerà attendere la prossima rilevazione per capire se il buon andamento della produzione 2018 influirà positivamente su vendite e redditività».

Elementi strutturali del campione: Per il 41% delle imprese intervistate oltre il 90% del reddito prodotto proviene dall’attività vitivinicola, mentre un altro 31% trae da tale attività fra il 50 e il 90% del proprio reddito. Il 14,2% delle aziende intervistate vinifica in proprio, quasi il 62% conferisce l’uva a cantine sociali e il 15,5% a cantine private.

Andamento della superficie coltivata: Rilevante la percentuale di rispondenti che dichiara un aumento della superficie coltivata con viti madri da portainnesto (51,8%) e a vitigni a denominazione (38,3%).

Andamento meteorologico: L’annata, si diceva in premessa, è stata positiva e decisamente migliore di quella 2017. Infatti nel 2018 ben il 65,2% degli intervistati ha giudicato l’andamento meteorologico dell’annata favorevole alla coltura della vite – contro il 7,7% nel 2017 -, mentre solo l’11,6% lo ha reputato sfavorevole (contro il 61,5% del 2017). I principali eventi negativi riscontrati sono stati: la siccità che ha inciso in modo forte sulla coltivazione per il 21% degli imprenditori, seguita dalle grandinate estive segnalate dal 18,5% dei rispondenti.

Utilizzo di mezzi tecnici: A confronto con l’annata precedente, gli intervistati hanno indicato in particolare un aumento nell’utilizzo di acqua irrigua (47,4%) e di carburanti (35,7%).

Accesso al credito: per la maggior parte degli intervistati le difficoltà di accesso al credito sono rimaste invariate rispetto al 2017 (percentuali superiori al 70%). Il 15,4% dei rispondenti ha segnalato però maggiori difficoltà nell’accesso al credito per la realizzazione di investimenti.

Marco De Munari, componente la Giunta Camerale in rappresentanza del settore Agricoltura, osserva come «numerose aziende, stanti le favorevoli condizioni di mercato degli ultimi cinque / dieci anni, abbiano deciso di convertire parte delle loro produzioni nella vitivinicoltura e questo è avvenuto, anche o soprattutto, in diverse realtà condotte da giovani. Forte rimane la propensione alla coltivazione vivaistica fiore all’occhiello di questa provincia. Gli enormi sforzi volti alla caratterizzazione qualitativa e distintiva delle produzioni di uva stanno dando i risultati che ad ogni modo devono essere perseguiti valorizzando l’assoluta volontà di in agricoltura volta al rispetto ambientale con benefici diretti alla società ed in seconda battuta anche per l’indotto economico che si crea attorno alla coltivazione”.

“Il 40 % delle aziende – continua – ha dichiarato una diminuzione del reddito per più motivi: saldo dei raccolti 2017 che quantitativamente erano stati contenuti per gelate ed andamento climatico complessivo, ma c’è comunque da prevedere una riduzione dei prezzi legata alle abbondanti produzioni 2018 e ad un graduale equilibrio del mercato dei vini trainanti dopo anni di importante euforia. L’aumento dei costi, oltre al rincaro di diversi beni legati sia all’ impiantistica che alla coltivazione, è parzialmente dovuto anche ad investimenti che le imprese stanno attuando per un processo di maggiore sostenibilità ambientale delle coltivazioni, e quindi acquisti di attrezzature di ultima generazione, acquisto attrezzature per diserbo meccanico, nuovi impianti con impostazioni più funzionali alla meccanizzazione, installazione di siepi, percorsi di certificazione agroambientale o addirittura alla conversione al biologico eccetera, come del resto trova conferma anche – ha concluso – dalla diminuzione di uso in diserbanti e fitofarmaci.

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