Auto in lago Burida, per investigatori è omicidio-suicidio

PORDENONE – Sentiti i congiunti delle vittime e alcuni testimoni, si fa sempre più probabile l’ipotesi che a provocare il decesso della mamma di 36 anni, Cristina Furlan e del figlioletto di quattro, Federico Piva, residenti a Porcia e annegati stamani, 13 maggio, nel “lago della Burida” a Pordenone, possa essere stata una manovra deliberata, un caso di omicidio-suicidio.

Le evidenze delle indagini – hanno fatto sapere gli investigatori, coordinati dal dirigente della Squadra Volanti della Questura, Piergiovanni Rodriquez – porterebbero ad escludere la disgrazia, ma le verifiche sono ancora in corso. “Non possiamo esprimerci in maniera definitiva prima dell’ esecuzione dell’autopsia”, hanno detto fonti investigative.

Esame che il titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Pier Umberto Vallerin, ha disposto per domani.

La zona dov’è accaduta la tragedia è panoramica e vi si giunge unicamente attraverso una stradina che porta fin sul limitare dello specchio d’acqua. Per uscire si percorre il medesimo tragitto in senso inverso.

Impossibile, dunque, essere arrivati lì per caso: una delle ricostruzioni alternative dell’ accaduto che si basava sull’ipotesi di una manovra errata, non è attendibile, sebbene l’ingresso in acqua sia avvenuto effettivamente in retromarcia. All’origine del tragico gesto ci sarebbe una sindrome depressiva che affliggeva la donna.

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