Cinema Muto, il Ladro di Bagdad vola sulle Giornate

PORDENONE – “Non rinunciamo ad andare a teatro a vedere un’opera lirica o non rinunciamo a rivedere un quadro solo perché l’abbiamo già visto. Lo stesso vale per il cinema e rivedere su uno schermo grande con l’accompagnamento musicale dal vivo un capolavoro quale Il ladro di Bagdad è un piacere ogni volta nuovo”. Questa nota del direttore delle Giornate del Cinema Muto, Jay Weissberg, è l’introduzione perfetta per l’evento conclusivo del festival, al Teatro Verdi di Pordenone sabato 8 ottobre alle 20.30 (e in replica domenica 9 ottobre alle 16) Il ladro di Bagdad del 1924 con la regia di Raoul Walsh e momento culminante della retrospettiva dedicata allo scenografo William Cameron Menzies, che qui ricrea un Oriente favoloso da Mille e una Notte.

Il film, che potè disporre di un budget enorme all’epoca, è uno dei titoli mitici di Hollywood, ispiratore di altrettanto fortunati remake. L’importanza dell’evento è accresciuta dalla riproposta della colonna sonora originale, composta da Mortimer Wilson su preciso incarico di Douglas Fairbanks, che oltre ad essere il protagonista del film era anche il produttore. Il lavoro di ricostruzione della partitura originale è opera del maestro Mark Fitz-Gerald, che è a Pordenone per dirigere l’Orchestra San Marco in questa prima mondiale.

La proiezione del Ladro di Bagdad è preceduta da The Little Rascal del 1922, una comica appena riscoperta di Baby Peggy, la celebre diva bambina del muto che in passato è stata più volte ospite delle Giornate. Una storia davvero incredibile la sua, iniziata quand’era in fasce e interrotta, dopo una serie di grande successo, all’età di appena sei anni per disaccordi tra il padre e il produttore. Dopo il cinema, con il nome di Diana Serra Carey, si dedicò al teatro e alla scrittura, nonché alla difesa dei diritti dei bambini utilizzati nel cinema.

La rassegna sul cinema polacco chiude sabato 8 ottobre alle 15.30 con L’uomo forte, del 1929, di Henry Szaro, che riprende temi e titolo di un film di Vsevolod Meyerhold, oggi perduto, di cui peraltro era stato allievo. In quest’opera si notano molto le influenze delle avanguardie artistiche russe e tedesche e, nella troupe, molti provenivano dalla Germania. Tra questi anche l’italiano Giovanni Vitrotti (1874-1966) che dopo essere stato uno dei pionieri del cinema italiano con la torinese Ambrosio, dopo la crisi successiva alla prima guerra mondiale, si era trasferito in Germania dove aveva lavorato come direttore della fotografia in centinaia di film.

I cultori di Ozu non mancheranno alle 11.15 alla proiezione di Sono nato, ma… del 1932, nel quale il maestro giapponese mette a confronto il mondo dei bambini e quello degli adulti. Stando a dichiarazioni dello stesso Ozu, questo film rappresenta un passo importante nella definizione del suo stile, rinunciando alle dissolvenze a favore di stacchi di montaggio e per la prima volta troviamo il posizionamento basso della cinepresa, che diventerà un marchio di fabbrica dello stile di Ozu.

Credits: Margaret Herrick Library – Academy of Motion Picture Arts and Sciences.
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