Dopo il Covid non si assume, mancano 50 infermieri

PORDENONE – L’Asfo (Azienda sanitaria Friuli occidentale) chiude i rubinetti delle assunzioni degli infermieri: una decisione inaccettabile per il sindacato Nursind, che chiede un’inversione di rotta.

«La situazione è drammatica: mancano almeno 50 infermieri, 12 assunti a tempo determinato termineranno l’attività il primo giugno, mentre altri 21 infermieri interinali hanno contratto in scadenza a luglio e non verranno rinnovanti – ha messo in evidenza il segretario provinciale del Nursind Gianluca Altavilla -.

A questo quadro si aggiunge il personale già “cessato” e parzialmente sostituito. Così si mettono in crisi reparti delicati e specialistici, per esempio la dialisi di San Vito al Tagliamento, la sala operatoria di Pordenone, la medicina di Pordenone e di San Vito, la chirurgia di Pordenone e la salute mentale di Maniago. Una scelta inaccettabile».

Secondo Altavilla «il direttore di Asfo è il responsabile della sanità pordenonese e si deve assumere le proprie responsabilità. Non si sarebbe arrivati a tanto se i contratti a tempo determinato fossero stati prorogati e fossero state assunte le persone dal concorsone. Dopo mesi di fuoco in cui gli infermieri hanno dato l’anima nella guerra al Covid, anche ammalandosi, si trovano con turni massacranti. Per cercare di assicurare le ferie estive dovranno rinunciare ai riposi».

Si preannuncia un’estate calda su questo fronte e Altavilla lancia un appello ad Asfo affinché si assumano decisioni lungimiranti, anche in vista di una nuova ondata di coronavirus.

«E’ una questione di lungimiranza: se dovesse tornare il Covid, come facciamo? – ha chiesto -. Ricordiamoci che non vi è più il vincolo del tetto sulla spesa sul personale (decreto Calabria). Vi sono tutti i presupposti per assumere. Con le rinunce dei vincitori del concorso l’azienda avrebbe dovuto far richiesta all’Arcs di almeno 50 infermieri, alla luce anche di potenziamenti per un’eventuale ricomparsa del virus».

«C’è preoccupazione per le ferie estive della dialisi, dopo la decisione della cessazione del contratto di due infermieri a tempo determinato, scelta non condivisibile, visto che per formare un infermiere ci vogliono sei mesi – ha concluso -.

Altro capitolo è quello relativo alla mancanza di operatori socio-sanitari. Le azioni da intraprende sono, quindi, la proroga degli interinali sia infermieri sia Oss in scadenza, lo scorrimento di 50 infermieri della graduatoria per evitare blocco del sistema e un avviso a tempo determinato per gli Oss. Con tutto quello che hanno passato gli infermieri, non è pensabile che si trovino dinanzi a così grandi incertezze».

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