Dpcm, Ciriani convoca una manifestazione: Governo riveda restrizioni

PORDENONE – Vi aspetto mercoledì 28/10 alle 18.30 in piazza XX Settembre per unire le voci della nostra comunità, chiedere al Governo che riveda il Dpcm e che i territori possano autoregolarsi. Non una protesta ma un’iniziativa ordinata, composta e civile, rigorosamente con mascherina e distanziati».

Con queste parole il sindaco di Pordenone Alessandro Ciriani ha convocato una manifestazione in città «raccogliendo istanze e preoccupazioni di mondo del commercio, dello sport, della cultura, degli operatori economici. E’ il sindaco con le categorie a convocarla proprio perché sia incanalata in binari istituzionali e ordinati, senza quelle situazioni viste in altre città dove violenti e balordi ne hanno approfittato».

«Una manifestazione – prosegue – per chiedere al Governo che i territori possano applicare e modulare le misure a seconda della situazione sanitaria del territorio stesso. Invece questo decreto agisce indistintamente dove il virus morde di più e dove la situazione è sostanzialmente sotto controllo».

E’ chiaro – precisa – che dobbiamo stare attenti a questo virus, che è pericoloso. Ma in questo momento Pordenone non è in emergenza e qui erano sufficienti prescrizioni e protocolli fin qui seguiti da bar, ristoranti, cinema, teatri, palestre. Al limite si poteva chiedere ai comuni di inasprire sanzioni e controlli. Ma fare un lockdown mascherato qui, adesso, significa deprimere la città e creare un danno sociale e economico».

«Ripeto – va avanti Ciriani – non si tratta di protestare ma di unire le voci della nostra comunità per chiedere che siano i territori ad autoregolarsi». Poi le raccomandazioni a chi parteciperà:

«Rispettiamo rigorosamente il distanziamento, diamo dimostrazione di una comunità unita sia contro il coronavirus sia nel rispetto delle regole. Deve arrivare chiara la voce di partite iva, commercianti, di chi lavora in città, di chi ha rispettato norme e procedure, e cioè la stragrande maggioranza, e vuole continuare a farlo per vivere e consentire all’economia pordenonese di andare avanti, senza deperire. Si a prudenza e sicurezza – è la conclusione – no a terrorismo che genera angoscia e ricadute economiche e sociali che non possiamo neppure prevedere».

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