Hydrogea, l’acqua è potabile. Ciriani, controlli costanti

PORDENONE – L’acqua di Pordenone è potabile, la possono bere tutti e non ci sono pericoli per la salute. Lo hanno comunicato i vertici Hydrogea al sindaco Alessandro Ciriani e all’assessore all’ambiente Stefania Boltin che li avevano convocati d’urgenza in Municipio assieme al responsabile Catoi Marcello Del Ben.

Tavolo e monitoraggi permanenti – I cosiddetti “autocontrolli” effettuati da Hydrogea hanno rilevato che i valori del Dact sono inferiori ai limiti di legge, anche se, in qualche caso, rimangono vicini alla soglia. Quindi l’acqua si può tranquillamente bere ma «non intendiamo in alcun modo abbassare la guardia – ha assicurato il sindaco – stiamo monitorando costantemente la situazione per tenerla sotto controllo. A tal fine ho anche attivato un tavolo operativo permanente. Vogliamo essere sempre informati per informare a nostra volta i cittadini in modo tempestivo e trasparente. Con questa amministrazione comunale – ha aggiunto – non succederà che la catena dei monitoraggi e della comunicazioni con Hydrogea si inceppi su una questione primaria che investe la salute pubblica».

Prevenzione – Ciriani ha anche chiesto e ottenuto un’illustrazione sull’attuale attività di Hydrogea per affrontare la situazione. La società di gestione idrica sta effettuando controlli costanti e operazioni per rendere l’acqua di qualità ancora migliore, «in un’ottica di prevenzione, non di tamponamento» hanno precisato il presidente Giovanni de Lorenzi e il direttore Mauro Trevisan.

Nuovo pozzo o filtri con carboni attivi – Proprio nel quadro delle azioni di prevenzione, Comune e società stanno pianificando le operazioni per realizzare un nuovo “pozzo spia” in via Fornace (uno esiste già in via San Daniele, ndr) per capire se esiste in profondità (si scaverà fino a 400 metri) un’acqua migliore. In tal caso verrebbe creato un nuovo pozzo – costo 300 mila euro – per distribuire acqua di qualità ancora più elevata. Qualora le analisi non fornissero esiti soddisfacenti, il piano b è il filtraggio con carboni attivi del pozzo di via San Daniele, dove sorge l’acquedotto, ma la sua realizzazione sarebbe molto più costosa, circa 1,5 milioni, e 100 mila euro l’anno per le manutenzioni. Entrambe le soluzioni non avrebbero ripercussioni sulle tariffe, e quindi sulle tasche dei cittadini, in quanto finanziate integralmente da Hydrogea.

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