“Il Pordenone rimarrà a Pordenone”: firmato Lovisa. I tifosi ringraziano

PORDENONE – E adesso? Passata la sbornia di una notte senza fine, la più spettacolare di una storia lunga 99 anni, quella che ha consegnato al Pordenone calcio la meritata promozione in serie B, finiti i festeggiamenti andati avanti per diverse ore, prima allo stadio Bottecchia e, quindi, in pieno centro, tra clacson, bandiere, inni, canti, come si conviene nelle migliori occasioni, adesso cosa succede?

In piazza XX Settembre, di fronte a numerosi tifosi, il presidente Mauro Lovisa ha precisato che “finalmente abbiamo raggiunto il traguardo, vincere così è una soddisfazione immensa. Ce lo meritavamo, l’abbiamo conquistata e adesso è tempio di festeggiare. Le cose vanno fatte per step, io ci ho sempre creduto. Ho molte simpatie per Udine e per la famiglia Pozzo, dobbiamo lavorare in tal senso. C’è un progetto per andare a giocare temporaneamente a Udine, vedremo se ci riusciremo oppure no, dobbiamo parlarne. Fontanafredda, Treviso? Stasera non voglio parlare di queste cose, voglio solo festeggiare”.

Quindi, parole al miele per i tifosi neroverdi. “Io e i miei soci – ha aggiunto il patron neroverde – abbiamo deciso che rimarremo a Pordenone e assieme al sindaco Ciriani abbiamo stabilito che costruiremo lo stadio nuovo”.

In questo proposito di rimanere nel capoluogo del Friuli Occidentale e di resistere alle “sirene” trevigiane, cedendo i diritti sportivi a imprenditori della Marca, un ruolo importante lo sta giocando l’ex vicepresidente della Regione, Sergio Bolzonello, tifoso storico dei “ramarri” che negli ultimi mesi ha svolto un grande lavoro alla ricerca di persone in grado di entrare nella società neroverde.

Come anticipato da Pordenoneoggi una decina di giorni fa, la pista più importante porta a due costruttori veneti, molto interessati e entrare nella “partita” del nuovo stadio e, quindi, a far parte del nuovo Pordenone calcio.

Nuovo stadio e Pordenone in serie B. Due elementi forti per la rinascita del capoluogo, ben al di là del puro evento sportivo, ma con una forte connotazione identitaria per rilanciare la “Manchester d’Italia” come veniva definita tempo fa la città sul Noncello, per la grande vocazione manufatturiera.

E’ tempo di riprendere gli antichi fasti. E se il pallone può dare una mano in questa direzione, ben venga.

Maurizio Pertegato

 

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