Nella Patria del Friuli – 1499, il Tagliamento si tinge di rosso (IL VIDEO)

DI PIERGIORGIO GRIZZO – Iniziamo oggi un trittico di puntate dedicato ad un fenomeno storico che colpì il Friuli per tutto il XV secolo, le invasioni turchesche. La Patria, estremo baluardo orientale della Repubblica di Venezia, fu coinvolta nel contesto più ampio delle guerre tra questa e l’Impero Ottomano, volte alla conquista soprattutto dei mari e delle rotte commerciali. Trovatisi loro malgrado sullo scacchiere della grande storia, i paesi friulani furono attaccati a ripetizione da orde di scorridori a cavallo, subendo lutti e sofferenze indicibili. La gente li chiamava genericamente Turchi, ma quei predoni, noti con il nome di Akingy, erano soprattutto bosniaci e altri balcanici di fede mussulmana.

Le prime avvisaglie si hanno già nel 1415, ma le incursioni si intensificano nella seconda metà del secolo, quando con cadenza regolare sul finire dell’estate, dopo i raccolti e con i granai pieni, i Turcs si materializzano sull’Isonzo e mettono a ferro e fuoco la Patria, spingendosi alle volte fino al Piave.

Spaventose sono le scorrerie del 1472, del ’77 e del ’78, eventi di una tale brutalità da far sbiadire il ricordo di Attila.

Ma la vera catastrofe si consuma nel 1499, nell’ultimo e più fatale anno del secolo, come scrive il cronista veneziano Marin Sanudo.

Il Friuli è una terra di confini non solo fisici. Il Tagliamento è per i Turcs la mistica soglia oltre la quale si spalanca il mondo degli infedeli. Lo chiamano Ak Su, l’acqua bianca.

Gli Akingy lo attraversano nella notte tra il 29 e 30 settembre, senza aver incontrato alcuna opposizione da parte delle truppe veneziane di stanza a Gradisca. Anche la nobiltà friulana si guarda bene dal farsi incontro e rimane arroccata nei castelli lasciando la gente del contado alla mercé degli scorridori. Si scatena così un’orgia di uccisioni, saccheggi, stupri e rapimenti. Al termine di una settimana di sangue saranno oltre diecimila le anime perse tra omicidi e sequestri, su una popolazione complessiva che all’epoca supera di poco le centomila unità.

Sulla via del ritorno al guado di Rivis i turchi trovano il Tagliamento ingrossato dalle piogge autunnali e decidono di liberarsi di ogni zavorra: vengono sgozzati sul posto oltre 2000 prigionieri. Risparmiano solo i ragazzini da trasformare in giannizzeri, le donne da destinare agli harem, i nobili per i quali è possibile chiedere un lauto riscatto. E per ore e ore l’acqua bianca si tinge di rosso.

La grande invasione del 1499 verrà ricordata come un evento apocalittico, una mattanza che segnerà per sempre le genti friulane restando nel subconscio collettivo come una fobia infantile. Lasciando tracce nel sangue, nei cognomi, nella toponomastica. Ad essa si ispira anche la tragedia di Pier Paolo Pasolini “I Turcs tal Friul”, che porta a teatro il dramma e lo sgomento di quei giorni, ma anche la dignità, il coraggio e l’abnegazione del popolo friulano.

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