SENTI QUESTA – Il terrorismo e le terribili responsabilità degli estremisti della tolleranza

di Alberto Parigi – L’establishment culturale e giornalistico alimenta il sonno della bella addormentata, l’Europa, con la retorica vuota e conformista dell’accoglienza incondizionata e dell’assoluzione dell’islam-religione-di-pace. Siamo in guerra, prendiamone atto e agiamo di conseguenza.

CHI NON LA PENSA COME LORO E’ RAZZISTA
C’è un estremismo della tolleranza, del dialogo sottomesso, dei diritti da garantire agli altri, dell’accoglienza, laica e cristiana, come priorità assoluta. È il brodo di coltura, anzi di cultura, di gran parte dell’establishment mediatico e giornalistico, dei maître à penser, delle loro pagine Facebook, dei loro libri e opinioni dalla parte giusta, caritatevole, ragionevole, cosmopolita. Sugli altri, sui non allineati, cala la scure del ricatto e del peccato originale: non la pensi come noi, dunque sei razzista, dunque è giusto che le tue idee abbiano un’agibilità limitata o nulla. E’ il Pensiero unico. E ha responsabilità gravissime. È il cibo per alimentare il sonno della coscienza europea nei confronti del pericolo islamico (si, islamico) e islamista.

LA RIMOZIONE DELLA REALTA’: NON SIAMO IN GUERRA
Si parte dalla grande rimozione, ripetuta ossessivamente: non c’è alcuna guerra di religione, anzi, non c’è nessuna guerra. Chi sostiene il contrario è nemico della pace. Un guerrafondaio. Ma purtroppo il primo passo per vincere una guerra è riconoscerla come tale. Altrimenti la si perde senza nemmeno combattere. Non ci servirà nascondere la testa sotto la sabbia appellandoci, dopo le condanne indignate di rito per gli atti terroristici, al multiculturalismo e alla pace quali balsami universali risolutori, al pensiero edificante quanto vuoto della fratellanza universale. Loro non la vogliono, la fratellanza. E non vinceremo cantando “Imagine” di John Lennon, e non ce la asciugheremo pubblicando tante bandierine colorate sui nostri profili social.

LA RIMOZIONE DELLA REALTA’: L’ISLAM NON C’ENTRA
Seconda grande rimozione, legata intimamente alla prima: l’Islam non c’entra nulla. Le cause del terrorismo sono altre, per esempio le condizioni sociali dì povertà in cui crescono i terroristi. Una lettura vetero-marxista, fatta con le viete lenti delle categorie novecentesche. E una balla colossale, smentita dai fatti: diversi tra i terroristi sono di buona famiglia, istruiti. Poi c’è l’interpretazione che ricorre alla psichiatria: più che terroristi islamici, sono pazzi. Tutte rappresentazioni fondate sulla tiritera dell’ “islam religione di pace” e dei terroristi che lo usurpano e lo distorcono. No, non lo distorcono, lo interpretano alla lettera. La negazione della realtà resiste nonostante gli islamisti sgozzino e uccidano gridando allahu akbar, anche in chiesa mentre decapitano un innocuo prete di campagna sull’altare dell’Ecaurestia dell’unico Dio fattosi uomo.

LA SOTTOVALUTAZIONE DEL TERRORE
Nello spazio mentale di una buona parte delle élite culturali e della classe giornalistica europea, il processo mentale della rimozione, o comunque della non piena consapevolezza, è fortissimo (Domenico Quirico della Stampa, rapito e, fortuna sua, liberato, ha imparato sulla sua pelle ad aprire gli occhi), anche da parte di chi ha una conoscenza diretta delle cose. Ricordo il racconto di due bravi e giovani giornalisti free lance inviati di La 7 e autori di Ballarò, docenti a un corso di formazione per giornalisti. I due reporter hanno mostrato agghiaccianti interviste di prigionieri Isis nelle carceri curde. “Il nostro compito è uccidervi tutti, ce lo impone il Corano”. Eppure i due ne hanno concluso che costoro non sonno altro che “ladri di polli. Dai, ragazzi – hanno commentato – credete veramente che vogliano conquistare Roma?” Eppure i ladri di polli rubano i polli e basta, senza mettere bombe sotto il culo di innocenti al ristorante o a un concerto.

L’ODIO PER LE PROPRIE RADICI E IDENTITA’
Dove ha le sua causa primigenia questa ostinata cecità, questa insistenza nel non voler, allegramente, non guardare? Nasce da una visione conformista e ideologica della realtà. Un’ideologia fatta di resa scambiata per dialogo; invasione barattata come accoglienza del prossimo; disprezzo per la propria identità, la propria storia e le proprie origini, venduta come apertura all’Altro, per definizione migliore e più buono di noi. E se la realtà smenitsce l’ideologia, tanto peggio per la realtà. Alla fonte di tutto c’è l’odio di sè, della propria civiltà, il senso di colpa occidentale coltivato nelle redazioni, università, media e nelle fabbriche del consenso dal ’68 a oggi. Colpa dell’uomo bianco, del colonialismo del passato e delle guerre di oggi, dei mercanti di armi, di Putin, delle crociate. Da qui, da questo kit culturale comodo e grossolano, nascono le aberrazioni subdolamente giustificazioniste: “se i terroristi ci colpiscono un motivo ce l’avranno. In fondo è colpa nostra”. E non lo dice solo Grillo e il Dibba, lo si legge anche negli editoriali dell’Avvenire, il giornale dei vescovi.

CI UCCIDONO PERCHE’ SIAMO INFEDELI, INDIPENDENTEMENTE DAI NOSTRI INTERVENTI MILITARI
E così si stabilisce un nesso sbagliato e terribilmente fuorviante tra azione e reazione. Non è così, mettetevele in testa una volta per tutte. I terroristi islamici ci uccidono indipendentemente dalle guerre che conduce l’occidente. E’ un concetto tabù per la gran parte degli analisti. Eppure è così. I terroristi non colpiscono le nostre politiche, colpiscono le nostre vite. Non agiscono in seguito alle nostre mosse militari, ma ispirati dal Corano e da ciò che Maometto ha detto e fatto (cioè sgozzare i non islamici). Ci uccidono perché siamo infedeli. Perché ci odiano. Perche glielo impone la loro religione. Perché hanno capito che l’Europa è il ventre molle dell’occidente, senza alcuna difesa culturale, etnica, religiosa. Del nostro continente vogliono farne un califfato, riducendoci come hanno ridotto i cristiani di Mosul. Chiaro? Per loro l’Europa è una preda esausta, senza slancio vitale, incapace di reagire. E hanno ragione. Siamo arrivati al capolinea. Ci odiamo. Apriamo le porte a chi vuole ucciderci, chiniamo il capo cantando la filastrocca dell’accoglienza e dei distinguo. Preferiamo persino perdere la nostra libertà di espressione, pur essendo un feticcio di di cui si riempiono la bocca i guardiani del pensiero corretto. Ma dei numerosi giornalisti e scrittori che in tutta Europa vivono sotto scorta per aver osato criticare l’Islam, a lor signori non frega nulla, non ne parlano mai, anzi firmano petizioni per espellerli dal sacro ordine dei giornalisti. Così come sotto un indegno silenzio passa il genocidio dei cristiani in medio oriente. Morti di serie b, perché la loro è anche la nostra religione, la religione dei crociati.

PENSIERO UNICO IN SALSA CATTOLICA
E che avvilimento il pensiero unico in salsa cattolica. Si pretende ciò che neanche Gesù ha fatto: sfamare e guarire tutti. Come se aiutare il prossimo (il prossimo, cioè, etimologicamente, la persona più vicina) sia un manifesto politico da tradurre nell’apertura delle nostre case a interi continenti. Come se, nel Vangelo, si invitasse da qualche parte a sostituire il proprio Dio cristiano con il Dio Dialogo. Come se Gesù avesse lavato i piedi agli islamici, e non ai suoi discepoli. Oggi, nella chiesa di Bergoglio, un ipotetico nuovo Padre Marco d’Aviano, che coagulò l’Europa contro l’invasione islamica ottomana, sarebbe dichiarato Beato o scomunicato?

IL NAZI ISLAMISMO SI SCONFIGGE CON LA GUERRA
E allora come rispondere? Con l’unica risposta possibile per sconfiggere il terrore. Come fece Churchill con i nazisti. Il nazi islamismo si vince con una determinazione e una violenza superiore alla loro.

Alberto Parigi

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