Sanvitese, l’estremo saluto a Amleto De Silva

SAN VITO AL TAGLIAMENTO – Ieri pomeriggio, 22 maggio, nel duomo di San Vito al Tagliamento, è stato reso l’estremo omaggio ad Amleto De Silva, 90 anni, per molti anni direttore didattico e insegnante di Casarsa, già uomo politico di punta del Sanvitese dagli anni Sessanta agli anni Ottanta. Da anni De Silva viveva appartato, e di recente aveva contratto una grave malattia.

Eppure il ricordo della sua attività di educatore e di esponente della politica locale resta indelebile. In particolare viene considerato come uno dei protagonisti del processo di modernizzazione del Sanvitese che, all’inizio degli anni Sessanta era “area depressa”, cioè una delle zone italiane più “arretrate”.

Come segretario mandamentale della Democrazia Cristiana, si adoperò con lungimiranza nell’affermazione di quella “volontà politica” che è sempre alla base delle decisioni pubbliche di fondo più importanti e impegnative.

Come insegnante nelle scuole elementari di Casarsa fu a contatto con le famiglie e con i lavoratori, una frequentazione che gli consentiva di verificare dal vivo due fenomeni di contrasto più duri: la povertà, che induceva a fare ricorso molto spesso all’emigrazione, e un certo sviluppo garantito soltanto dalle forme di cooperazione in agricoltura.

Capì, in sostanza, la situazione di disagio che toglieva opportunità e prospettive ai giovani, in una realtà territoriale che non offriva possibilità di attrazione per le imprese, ed era soprattutto un serbatoio di braccia di lavoro da esportare in Italia e all’estero.
Per questo motivo intuì che i progetti innovativi e coraggiosi di un giovane politico del suo partito, Rino Bianchini, di Morsano, avrebbero potuto dare lo scossone giusto a un’area come il Sanvitese.

Bianchini, di famiglia contadina, consigliere comunale dall’inizio degli anni Sessanta, consigliere e assessore regionale nelle prime tre legislature della Regione a statuto speciale Friuli Venezia Giulia, nata nel 1964, si batteva infatti, e con successo, per far riconoscere al Sanvitese e ad altre zone disagiate della provincia di Pordenone, lo status di “zona depressa”, cui erano destinati dallo Stato aiuti economici speciali.

Questo obiettivo, appoggiato dalla Regione, avrebbe conferito al territorio una capacità competitiva, a sostegno di progetti innovativi, in primo luogo la zona industriale di Ponte Rosso e il caseificio cooperativo di Ramuscello di Sesto al Reghena. La tenacia di protagonisti come De Silva e Bianchini rese possibile l’unione degli amministratori pubblici e grandi realizzazioni oggi sotto gli occhi di tutti.

De Silva fu molto attivo anche nel sociale: per oltre trent’anni giudice conciliatore a Casarsa, fondatore della prima sezione Avis dei donatori di sangue di Casarsa, fondatore del circolo culturale e della biblioteca di San Giovani di Casarsa, e molto altro ancora.
Con il “maestro di Casarsa”, da anni residente a San Vito e sempre attento ai fenomeni politici, economici e sociali, se ne va uno dei protagonisti della provincia di Pordenone.

Una grave perdita per la comunità Sanvitese, che ieri pomeriggio si è stretta attorno alla sua famiglia (la moglie Margherita “Rita” Cosettini, la figlia Silvana, medico oculista di San Vito, il figlio Riccardo, già funzionario di banca.

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